La villa
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01 Mar, 2023
1766
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1792
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1846
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1847
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1848
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1849
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1850
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1851
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1852
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1853
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1854
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1856
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1858
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1860
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1862
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1882
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1884
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1886
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1889
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1896
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1915
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1925/30
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1952
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1955
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1956
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1957
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1958
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2000
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2025
“Sorgea d’incontro alla città un monte ingrato alla coltura, alle falde dello stesso aprivasi la più bella di tutte le strade, la Carolina. Gli antichi se non pensavano di renderlo il Monte Pincio, aveansi l’idea di farne qualcosa di bello, quando un secolo addietro un sontuoso fabbricato che dissero Teatrino, erigevano. Dopo rimase senza effetto il pensiero di compiere l’opera”.
Con queste parole il Decurionato di Caltagirone, in una delibera del 1850, si rivolgeva all’Intendente di Catania per perorare l’autorizzazione a portare avanti e completare i lavori di realizzazione della Villa pubblica Real Principessa Maria Pia. I lavori erano iniziati nel 1846, con opere di consolidamento e piantagione nella collina del Teatrino, di proprietà comunale, “per dare lavoro e sovvenire ai poverelli afflitti dall’inedia”; anche se non è improbabile che l’idea di un giardino fosse nata davvero un secolo prima, come appare dai versi recitati da Giuseppe Maggiore, Marchese di Santa Barbara, il 27 gennaio 1768, in occasione dell’aggregazione dell’Accademia dei Calatini all’Accademia degli Arcadi di Roma: “Giacea sopito in dolce sonno anch’io, / Quando sul far dell’alba un verde prato /Folto di pini, e allori a me apparia / Su vaghe scale alteramente alzato / Un portico sublime, ivi si vede / Di Trofei, di colonne e d’Archi ornato, / Di cui nell’alto il Dio dei Boschi siede /L’alma Siringa, e Pallade guerriera…”. I versi infatti, con 25 anni di anticipo rispetto alla costruzione del Teatrino da parte dell’Architetto del Senato Natale Bonaiuto, sembrano descriverlo. Con esso un giardino di cui l’imponente arco a trifora serliana, diventa ingresso e belvedere insieme.
Nel 1851 Gian Battista Filippo Basile verrà incaricato per la formazione di un progetto generale, che, portato avanti negli anni, seppure con trasformazioni, omissioni, a volte manomissioni, darà luogo ad uno dei più belli ed estesi giardini pubblici d’Italia. Il “Foglio di delucidazione del progetto” di Basile, permette di individuare la composizione formale del giardino diviso in: “Floretta”, piana e simmetrica, adornata dei vasi in terracotta di Bongiovanni e di Vaccaro; “Parterre”, sparso di fiori, arbusti e grandi alberi “che ne rendono ombrosa e piacevole la dimora”; “Giardino inglese”, sparso di viali, sentieri, piazzali, slarghi, laghi, boschi.
Ma il giardino di Basile, e soprattutto della colta e raffinata committenza locale, ha anche altri luoghi più evocativi e suggestivi che percorrono la storia cittadina e che, fissati nel tempo naturale, rigenerano la città stessa in chiave di “rifondazione sacrale”.
Dislocati nel giardino si trovano “occasionalmente” i “resti del tempio de’ giganti”, la “capanna in pietra”, le “mura ciclopiche”, il “giardino d’inverno in stile arabo”, la “fontana dei pezzi”rinascimentale; tutte memorie dell’antico mito di fondazione da parte del gigante Gelone, e della lunga, continua floridezza della città.
Proprio negli anni di più forte tensione tra imminente, e compiuto, inserimento nello stato nazionale e di rinnovamento su scala urbana e territoriale, la restaurazione del mito accompagna il momento della rinascita municipale. Giardino del mito, giardino di rifondazione, la Villa pubblica di Caltagirone verrà realizzata nonostante i gravi rivolgimenti che porteranno all’unificazione d’Italia e che la seguiranno. Con qualche sostanziale modifica negli anni ’80 del XIX sec., allorché saranno realizzati il “piano delle giardiniere” e la serra, e ridisegnata completamente la parte più alta della villa, trasformata in spazio della cavalcata e del passeggio eleganti, “piano e simmetrico pel gusto e comodo d’una classe di persone”: il “Trottoir”, con l’abbattimento della grande e folta pineta dell’altopiano, “tirando una linea retta di gran stradale”, che avrebbe distrutto i “brevi stretti passaggi”.
Ne 1882, lungo la via Carolina, l’attuale Via Roma, su progetto dell’architetto Gesualdo Montemagno viene costruito un muro monumentale a bugnato di pietra della Marfisa che definisce con una classica e forte architettura, il margine orientale del giardino.
Nel 1915, Ernesto Basile, il figlio di Giovanni Battista Filippo e autore della facciata posteriore di Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati, progetterà l’accesso meridionale alla villa, con l’edificio scolastico ad essa adiacente (la sola opera realizzata). Tra 1925 e 1930, Saverio Fragapane, allievo del Basile, si occupa di progettare in stile liberty l’ingresso nord e il Teatro Politeama, e forse la Balaustra in terracotta in stile floreale che si affaccia dalla parte più alta sul piazzale principale.
Nel 1952 iniziano i lavori per la costruzione del Museo nazionale della Ceramica, in seguito ai quali nel 1955 Pietro Lojacono progetta e realizza la ricostruzione del Teatrino crollato nel 1862 e, nel 1958, l’ingresso sud, traslato, attraverso un ponte monumentale dalla via Santa Maria di Gesù al viale Principessa Maria Josè. Nel 1956 viene realizzato dal geometra Salvatore Montalto e dall’ingegnere Alberto Novello, il nuovo palco della musica, decorato con piastrelle e motivi a rilievo di ceramica, disegnati e realizzati da Antonino Ragona, ideatore della riconfigurazione della Scalinata di Santa Maria del Monte. Nel 1957, con progetto ancora di Salvatore Montalto, il lungo muro sulla via Roma viene utilizzato come basamento per creare un percorso pedonale rialzato rispetto al livello carrabile, testimonianza del prevalere del traffico veicolare rispetto all’ aristocratica passeggiata settecentesca della via Carolina, divenuta ora il principale asse di collegamento tra la vecchia e la nuova città.
Gli anni Sessanta e Settanta, rappresentano uno dei periodi di massimo splendore della Villa che peraltro ha raggiunto la piena maturità vegetale, grazie anche alla lunga direzione di Giuseppe Pagano che la porterà ad una notorietà nazionale. A lui si deve anche la realizzazione di pavimentazione in sassi di fiume bianchi e neri di molti viali, secondo una tradizione sconosciuta a Caltagirone ma antica e qualitativamente di gran livello a Catania, di cui era nativo.
Nel 2000, per ispirazione e iniziativa della locale Azienda Regionale di Soggiorno e Turismo, diretta da Francesco Iudica, viene dato avvio al Muro delle Meraviglie, progetto a cura di Ugo La Pietra sul muro di sostegno ad Ovest, Circonvallazione di Ponente, con opere di artisti contemporanei. Nell’ambito del Progetto di lavori di restauro di beni monumentali ubicati all’interno del Giardino pubblico Vittorio Emanuele II in Caltagirone finalizzato al miglioramento dei percorsi turistici (Po Fesr 2007/2013), l’architetto Luigi Belvedere, progetta e dirige i lavori per la realizzazione della pavimentazione artistica dal cancello d’accesso dalla via Giardino pubblico, ai due vialoni, sino al piazzale centrale, per una superficie complessiva di 10.300 metri quadrati, conclusi nel Luglio del 2025.
Purtroppo non realizzati o cancellati i segni più evidenti delle fasi epocali che si intendevano rievocare: la grotta, la capanna, il tempio dei giganti etc., ma frequentata in ogni stagione dell’anno e uno dei luoghi della Festa Patronale di San Giacomo e degli eventi spettacolari, la Villa continua a costituire l’espressione più viva della identità collettiva della comunità caltagironese; conservarla e recuperarla, e soprattutto interpretarla e, conoscerla e viverla, significa mantenere uno strumento di lettura prezioso della storia locale e proiettare nel futuro un progetto vitale di continuo rinnovamento di quella particolarissima e singolare realtà urbana mediterranea che è Caltagirone, per questo inserita nella Lista mondiale del Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO.
